Il Sentiero degli Dei: cinque chilometri sospesi tra il cielo e il mare della Costiera Amalfitana
C’è un principio non scritto del trekking che dice più o meno così: qualunque sentiero con un nome altisonante ti metterà in una situazione difficile prima di mostrarti perché si chiama così. Il Sentiero degli Dei non fa eccezione. Anzi, lo fa con una certa generosità.
Il percorso classico parte da Bomerano, una frazione di Agerola a quasi seicento metri sul livello del mare, e scende per poco meno di otto chilometri fino a Nocelle, il villaggio di 35 anime che sovrasta Positano come un punto interrogativo dimenticato su una cartolina. In direzione opposta funziona anche, ma allora si tratta di salire, e salire sulla Costiera Amalfitana è un’attività che richiede gambe, fiato e una certa disponibilità a rivalutare le proprie scelte di vita.
Il nome viene dall’idea che questo tratto di costa, visto dall’alto, fosse la strada che gli dei dell’Olimpo percorrevano per scendere al mare. È un’ipotesi poetica. È anche, guardando il paesaggio, perfettamente credibile.
Indice
Come ci si arriva (e perché vale ogni sforzo)
Bomerano non è il tipo di posto che capita per caso. Bisogna volerci arrivare, il che significa prendere una SITA da Amalfi in direzione Agerola, poi salire ancora, poi eventualmente chiedersi se si è preso l’autobus giusto — spoiler: probabilmente sì, l’autista sa dove va anche quando la strada sembra suggerire il contrario.
Chi parte dal sud Italia ha adesso un’alternativa logistica che fino a poco tempo fa non esisteva: con l’apertura del nuovo terminal dell’aeroporto di Salerno, raggiungere la Costiera senza passare per Napoli è diventato un’opzione concreta. Salerno è a una ventina di chilometri da Amalfi, e da Amalfi la SITA per Agerola parte ogni ora con la puntualità approssimativa ma tutto sommato accettabile che caratterizza il trasporto pubblico campano.
Il consiglio pratico è portare scarpe da trekking vere — non quelle che “vanno bene anche per camminare in città”. La differenza la sentirai dopo il terzo tornante. Porta anche acqua, più di quella che pensi ti serva, e uno strato in più: a seicento metri, anche in maggio, il vento può decidere di avere opinioni proprie.
Il primo passo fuori dal paese
Agerola — che comprende Bomerano e altre frazioni — è uno di quei posti che l’Italia ha la tendenza a nascondere nei posti meno ovvi. È un altopiano fertile, verde in modo quasi sorprendente per chi arriva dalla costa arida e rocciosa di sotto, famoso per i formaggi — il provolone del Monaco DOP viene da qui, e se trovi qualcuno che lo vende al bordo della strada, compra senza fare domande.
L’inizio del Sentiero degli Dei parte da Piazza Paolo Capasso, a Bomerano. C’è un cartello. C’è anche, di solito, un piccolo gruppo di persone che controlla le scarpe degli altri con l’aria di chi sta valutando le probabilità di dover chiamare il soccorso alpino entro le prossime tre ore.
I primi minuti sono tranquilli. Si cammina tra orti, muri a secco, terrazzamenti coltivati a limoni — quegli stessi limoni che danno vita a uno degli ecosistemi agrari più particolari d’Italia, coltivati su gradoni di pietra costruiti a mano in secoli di lavoro ostinato contro una pendenza che qualsiasi agronomo di pianura avrebbe giudicato impraticabile. I rami vengono sostenuti da pergolati di castagno chiamati pagliarelle, che creano un effetto di gallerie verdi e profumate. È il tipo di paesaggio che fa venire voglia di rallentare già prima che il panorama sia cominciato davvero.
Quando il sentiero decide di fare sul serio
Dopo i primi venti minuti la natura del percorso cambia. Il terreno diventa più irregolare, il sentiero si stringe, e a sinistra — improvvisamente, senza preavviso — il mondo si apre.
Non è una veduta. È una dichiarazione.
Il Tirreno appare in basso come qualcosa che non dovrebbe essere possibile: blu scuro verso il largo, turchese vicino alla riva, con Positano aggrappata alla roccia di fronte in modo che sembra sfidare deliberatamente la gravità. Capri è laggiù, lontana e precisa come un’idea. Il Cilento chiude l’orizzonte a sud. Nelle giornate limpide — e in primavera le giornate limpide sono frequenti — si vede fino a un punto che il cervello fatica a convertire in chilometri.
È in questo momento che la maggior parte delle persone si ferma e smette di parlare. È anche in questo momento che si capisce perché il sentiero si chiama così.
La flora, le capre e il problema delle fotografie
Il percorso attraversa habitat diversi con una velocità che sorprende: macchia mediterranea fitta di mirto e rosmarino, tratti aperti dove l’erba è corta e il vento soffia senza ostacoli, zone umide dove le rocce trasudano acqua e le felci crescono nei posti più improbabili. In primavera i ginepri fioriscono, e il profumo è così intenso che per un momento sembra di stare all’interno di un gin tonic di qualità.
Le capre ci sono. Non sorprenderti di trovarne alcune sul sentiero che ti guardano con l’espressione di chi ha i diritti di precedenza e lo sa. Hanno ragione. Cedere il passo è la scelta corretta e anche quella con maggiore probabilità di non compromettere i tuoi pantaloni.
Il problema fotografico del Sentiero degli Dei è serio: ogni cinquanta metri c’è un punto da cui si potrebbe scattare la foto della vita, il che significa che si cammina a velocità ridottissima e che la batteria del telefono rischia l’esaurimento prima del punto di arrivo. Non esiste soluzione tecnica a questo problema. Prendine atto e procedi.
Il villaggio sospeso di Nocelle
Nocelle è una frazione di Santa Maria il Castello, che è una frazione di Positano, il che le conferisce una stratificazione amministrativa sproporzionata per un posto che conta una trentina di residenti stabili. È raggiungibile da Positano solo a piedi o con una lunga scala di gradini — circa 1.700 — che scende direttamente al mare.
Arrivare a Nocelle dopo ore di cammino ha qualcosa di leggermente irreale. Il bar-ristorante del paese serve birra fredda e pasta al sugo con la semplicità di chi sa che non ha bisogno di fare altro per guadagnarsi la tua stima incondizionata. Siediti fuori se puoi. Il panorama da qui — con Positano in basso, il mare, i terrazzamenti — è uno di quei panorami che non si dimentica facilmente e che, quando lo guardi, ti fa pensare che le cinque ore di cammino siano state, in realtà, un affare.
Da Nocelle a Positano si scende a piedi lungo la scalinata, o si prende uno dei taxi collettivi che fanno la spola con il paese. La scalinata è bella, ma le ginocchia dopo una giornata intera di sentiero potrebbero avere un’opinione diversa dalla tua.
Due cose da sapere prima di partire
La prima è che il Sentiero degli Dei è classificato come percorso di media difficoltà, il che nell’ecosistema del trekking italiano significa “non mortale ma non adatto a chi ha comprato gli scarponi ieri”. Il dislivello complessivo è di circa 500 metri in discesa, il che suona bene finché non realizzi che 500 metri di discesa su terreno irregolare mettono sotto pressione esattamente i muscoli che di solito non consideri finché non fanno male.
La seconda è stagionale: d’estate il sentiero è percorribile ma affollato, soprattutto nel tratto centrale tra Bomerano e il belvedere principale. Luglio e agosto sono tecnicamente sconsigliati per la combinazione di calore e folla; aprile, maggio e settembre sono probabilmente i mesi ideali. L’autunno inoltrato ha il suo fascino malinconico, ma alcuni tratti possono diventare scivolosi con la pioggia, e la nebbia — rara ma possibile — tende a vanificare il principale argomento a favore del percorso. Se gestisci una struttura ricettiva in questa area e vuoi intercettare i viaggiatori su Google prima che finiscano su Booking, trovi tutto quello che ti serve nell’articolo sulle strategie SEO per il turismo.
Per il resto del programma — dove dormire, cosa mangiare, quali borghi visitare lungo la costa prima o dopo il trekking — questa guida completa alla Costiera Amalfitana ti darà tutto quello che ti serve, da Atrani a Ravello, senza saltare niente di importante.
Una considerazione finale, che vale il viaggio
C’è un’abitudine dei posti davvero belli: non si rivelano tutti subito. Ti danno qualcosa la prima volta — abbastanza da farti tornare — e tengono il resto in riserva per quando meriti di vederlo. Il Sentiero degli Dei funziona così.
Lo percorri pensando che sia un’escursione con una bella vista. Ti accorgi, qualche ora dopo, che è stato qualcos’altro: un modo di leggere un paesaggio che esiste da prima che ci fosse qualcuno a guardarlo, costruito dalla geologia e poi modellato da secoli di mani umane che hanno trasformato la roccia in terrazzamenti, in muri a secco, in sentieri. Ogni pietra su cui cammini è stata messa lì da qualcuno con uno scopo preciso.
Non è un pensiero da cartolina. È meglio.
